giovedì 4 agosto 2011

SOLO L'AMORE MI ATTIRA


Recensione a “Solo l'amore mi attira – Il desiderio nella teologia di Teresa di Lisieux”, di Paolo Fedrigotti, Cittadella Editrice, Assisi, 2010.


Recensire un libro che non è piaciuto comporta una serie di dolori e di difficoltà. Non che si debba assolutizzare questa antipatia che si prova nel leggere un'opera, soprattutto quando essa è invece stata apprezzata da studiosi ben più preparati ed esperti, come, nel nostro caso, Gregorio Vivaldelli, direttore dello Studio teologico accademico di Trento, che concludendo la prefazione scrive: .“Tra una riga e l'altra si fa spazio un'atmosfera di luce; il lettore è spinto ad indagare il senso profondo del proprio esistere ed apprezza così il contributo che gli viene offerto dalle numerose note, incastonate sapientemente nell'opera. È un libro di grande respiro, un volo leggero, prossimità a Dio-Amore, che racchiude tutte le vocazioni e abbraccia tutti i tempi e i luoghi. Un libro che scivola nel quotidiano e dà sapore nuovo ai miei limiti, alle mie inquietudini, ai miei desideri, alla mia piccolezza di fronte a Dio”.

Tuttavia non è, l'antipatia, cosa che si possa facilmente negare o aggirare, soprattutto se essa invece è pervasivamente presente a chi si accosta all'opera. Antipatia dolorosa, tenace, aspra ed ardua, che proviamo a dominare, per non offendere il lavoro del giovane Paolo Fedrigotti che avremmo invece tutte le ragioni di ammirare, per essersi dedicato a scandagliare l'ampiezza contemporanea e pluriconnessa del messaggio di santa Teresa di Lisieux, offrendocene con le numerose citazioni contenute nelle pagine del suo libro una significativa antologia. Antipatia che siamo allora in dovere di giustificare, noi che ne siamo preda. Essa nasce da una promessa mancata che il titolo aveva suscitato nel lettore. “Solo l'amore mi attira” dice il titolo, e tutta la nostra attenzione si era concentrata sulla prima parola, la sola che rendesse interessante l'affermazione di Teresa Martin. Ci aspettavamo dunque di leggere, data l'esiguità del volume, una approfondita analisi di quest'unico aspetto: di come e perché solo l'amore, e nulla d'altro, abbia attirato Teresa. Così non è stato:l'Autore ha preferito invece avventurarsi nell'analisi dell'amore nella Santa di Lisieux. Già il sottotitolo tuttavia aveva raffreddato i nostri entusiasmi, specificando meglio quale sarebbe stato l'oggetto dell'opera: il desiderio nella teologia di santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo. Promessa mantenuta si dirà allora, visto che l'opera si struttura attorno all'analisi del desiderio: dai primi due capitoli in cui il tema è introdotto in generale ed nello specifico della teologia e della vocazione di Teresa di Lisieux ai successivi due capitoli che si occupano delle condizioni necessarie alla via del desiderio: l'amore di Dio per Teresa e l'amore di Teresa per Dio. Concludono l'opera due variazioni al tema che sembrano fungere da verifica teologica a quanto precede: se il desiderio riposa nell'amore divino, la vita di colei che nutrì infiniti desideri deve essere leggibile unicamente attraverso il “Cantico di questo Divino Amore”che è il Cantico dei Cantici; parimenti il segno distintivo di questa vita, di questa esistenza teologica, sarà l'amore, radice di tutte le virtù.

Promessa mantenuta allora, grazie al sottotitolo (e ai sottotitoli dei capitoli) che hanno il compito di illuminare la nuvola di molteplici evocazione dei titoli? No, a nostro modesto parere, e questa volta in ragione del metodo adottato dall'Autore. Egli non sceglie la via diritta e sicura della lettura attenta e calma analisi dei testi teresiani, che pur ci offre con tanta saggia abbondanza. Catturato dall'incontro con Teresa di Lisieux, crediamo noi, l'Autore preferisce la via ardua e oscura, e a noi personalmente antipatica, di una continua rievocazione delle parole di questo incontro. È come se egli ci raccontasse la via che egli ha percorso con Teresa di Lisieux attraverso il ricordo delle parole dette e ascoltate in questo itinerario peregrinante. Ed il fastidio diventa irritazione quando l'Autore accosta a queste parole di Teresa, quelle di una schiera di altri mille pensatori, poeti e nani che nulla hanno a che vedere con la Santa di Lisieux, né nello spazio degli incontri terrestri (salvo rare eccezioni) né in quello di almeno probabili incontri celesti. Sono invece incontri che accadono nella mente dell'Autore, quasi che ciò bastasse.

Abbiamo amato questo libro dunque solo in quest'ottica: come la teologia di Teresa di Lisieux possa affascinare, attirare a sé e conquistare un giovane studioso, le sue conoscenze, i suoi riferimenti. Ma il più del lavoro sul desiderio nella teologia di Teresa di Lisieux è ancora da scrivere.

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