
Evento minuscolo, dieci frati carmelitani si trovano per parlare di preghiera e di Dio. Rivivono le parole della loro santa madre, Teresa d'Avila, che scriveva: "Essendo così vicini al Signore, occorre che l'intelletto sappia anche tacere, immaginandoci, per quanto ci sarà possibile, che il Signore ci stia guardano. Allora facciamogli compagnia, parliamo con Lui, supplichiamolo, umiliamoci, deliziamoci della sua presenza, ricordandoci sempre che siamo indegni di stargli innanzi ..." (Vita, 13,22). In questa periferia del mondo, rivive l'assoluta novità spirituale che Cristo ha inserito nel mondo, così descritta dal "totalmente miscredente" Paul Veyne: "Quando un cristiano si chiudeva in raccoglimento davanti al suo Dio, sapeva che egli non aveva mai smesso di guardarlo e di amarlo. Gli dei pagani invece, vivevano innanzitutto per se stessi. ..." (citato da Francesco Agnoli, Indagine sul cristianesimo. Come si costruisce una civiltà, Piemme).
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