

Questo "racconto del più terribile atto carcerario nella Romania del dopoguerra", magistralmente orchestrato da Dario Fertilio, mi ha riportato alla memoria "l'esperienza più sublime" prodotta dal sistema carcerario romeno, raccontata da Nicu Steinhardt nel suo Diario della felicità (il Mulino 1996). Il suo perdono.
A centinaia d'anni luce (la distanza tra la natura e la grazia) da quello di Virgil Ionescu: "Ho perdonoato telefonicamente il torturatore Ciobanu, come un prete in confessionale. Per stanchezza e sfinimento" (Musica per lupi, p. 165)
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